Spuntano come funghi e non fai in tempo a ricordarti di farci un salto che già sono spariti: sono i temporary-shop, ricetta anticrisi e modello di tendenza.
Negozi aperti per un periodo limitato, i temporary shop offrono prodotti specifici, spesso con sconti che vanno dal 50 al 70 per cento. La differenza con gli outlet? Non si tratta di collezioni fallate né passate ma di quelle in vendita sul mercato. I capi disponibili sono pochi e potrebbero andare esauriti in una settimana o addirittura in un giorno.
I vantaggi per il commercianti sono evidenti visto che non prevedono spese di affitto per tutto l’anno né stipendi per gli addetti alla vendita. Inoltre tutto si può concentrare nei momenti più convenienti dell’anno, come ad esempio in occasione delle feste.
Il gradimento dei clienti sembra essere determinato dalla modalità -evento e dalla sensazione di partecipare a un vero e proprio happening, magari del loro marchio preferito. A ben guardare, in alcuni casi si tratta davvero di allestimenti scenografici.
in Italia i temporary shop hanno una vita media di tre mesi e Milano è senza dubbio la città più incline a sfruttare questo nuovo modello, anche se il trend è decisamente in crescita lungo tutta la Penisola.
Attenzione però: cosa succede se il negozio ha chiuso e voi volete cambiare il vostro acquisto, reclamare o far valere in qualsiasi modo i vostri diritti? Adiconsum consiglia di verificare sempre la data di chiusura del negozio. Per il resto, i diritti del cliente sulla merce acquistata sono i medesimi di un qualsiasi negozio per quanto riguarda garanzie, sicurezza e qualità del prodotto. Se lo shop ha già chiuso è necessario verificare chi era il titolare dell’attività di vendita: il dato, disponibile sullo scontrino, potrebbe dover essere verificato presso la Camera di Commercio.
Temporary sì, sprovvedute no!


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